Pubblicata per la prima volta nel 1814, la Nomenclatura dei colori di Werner è una guida tassonomica ai colori del mondo naturale che è stata amata da artisti e scienziati per più di due secoli.

Le Origini

Alla fine del XVIII secolo, il mineralista Abraham Gottlob Werner ideò uno schema di colori standardizzato che gli permise di descrivere anche le più sottili differenze cromatiche con una terminologia coerente.

Il suo schema è stato poi adattato da un pittore di fiori di Edimburgo, Patrick Syme, che ha utilizzato i minerali reali descritti da Werner per creare le cartelle colori nel libro, valorizzandole con esempi di flora e fauna.


Nell’era pre-fotografica, quasi tutti i dettagli visivi dovevano essere catturati tramite la parola scritta, e gli osservatori scientifici non potevano permettersi ambiguità nelle loro descrizioni.

Il manuale di Werner divenne una risorsa inestimabile per naturalisti e antropologi, con la sua terminologia conferiva precisione oltre che lirismo.

Nei primi anni del 1800, i naturalisti si sforzarono di trovare delle parole che descrivessero i paesaggi e le cose che avevano “scoperto” nel mondo oltre l’Europa.

Creavano delle gerarchie per classificare le loro esplorazioni – per esempio le gerarchie di genere e specie – ma quelle consistevano solo di parole con cui organizzare migliaia di piante, animali e insetti stranieri.

Werner’s Nomenclature Of Colours – Green (photo: archive.org)

Il colore, così soggettivo e mutevole, era più difficile da standardizzare. Così la Werner’s Nomenclature Of Colours divenne uno strumento pratico per chiunque prendesse appunti in natura, dove i campioni presi sul posto potevano sbiadire nel tempo e il linguaggio colloquiale si rivelava ingannevole e complicato.

Darwin e la nomenclatura dei colori

Nel 1831 l’Ammiragliato britannico aveva messo a punto una spedizione intorno al mondo della nave Beagle, al comando del capitano Robert Fitzroy e Charles Darwin vi partecipò come naturalista di bordo.

Nel lungo periodo trascorso tra mari e terre, egli ebbe modo di sviluppare quelle capacità osservative e analitiche che gli hanno reso possibile la formulazione di un principio biologico rivoluzionario, che doveva rivelarsi l’unico modo veramente scientifico di interpretare le dislocazioni e le varietà delle specie viventi nei differenti contesti.

La possibilità di lavorare durante la spedizione direttamente sul campo d’indagine gli permise di studiare di prima mano sia le caratteristiche geologiche di continenti ed isole, sia un gran numero di organismi viventi e fossili.

Egli raccolse metodicamente un gran numero di campioni sconosciuti alla scienza, conferiti poi al British Museum.

Ad un certo punto dei suoi scritti a bordo del suo H.M.S. Beagle, Darwin descrisse di essere stato commosso dal colore dell’Oceano Indiano, citando la Werner’s Nomenclature Of Colours:

“I had been struck by the beautiful color of the sea when seen through the chinks of a straw hat,” “It was according to Werner nomenclature ‘Indigo with a little azure blue’ [and] the sky at the time was ‘Berlin [blue]’ with a little Ultramarine.” –

“Ero stato colpito dal bellissimo colore del mare attraverso le fessure di un cappello di paglia” “Secondo la nomenclatura di Werner era ‘Indaco con un poco di azzurro’ [e] il cielo in quel momento era ‘Berlino [blu]’ con un pizzico di Ultramarino.”

Questa guida però non era infallibile. I campioni del libro erano destinati a svanire, dopotutto, e spettava all’utente corrisponderli.

Il modo in cui oggi parliamo del colore, per esempio tramite il codice esadecimale, è molto più infallibile.

Ma li dove potrebbe aver fallito le misure scientifiche di obiettività, il libro ha dato al mondo un linguaggio meraviglioso con cui parlare di qualcosa di intangibile e personale – dal descrivere la pelle umana alle pietre preziose alla parte inferiore delle ali di una falena.

La nomenclatura dei colori di Werner è un affascinante artefatto dell’età d’oro della storia naturale e dell’esplorazione globale.

Oggi la Smithsonian Books lo ripropone in un facsimile tascabile con l’intento di “deliziare e informare una nuova generazione di artisti e scienziati”.